Lettera aperta all'Arcidiocesi di Lecce

La Vostra lettera aperta alla comunità rappresenta un vento di aria fresca e buona, una scossa salutare e un richiamo pressante a discernere con saggezza e spirito libero, pur sommersi dal clamore della campagna elettorale, la moneta buona da quella falsa. Uno schiaffo a tutti gli opportunismi e un incitamento a testimoniare la verità di un messaggio che chiede alla politica di tornare ad abitare compiutamente il mondo facendosene carico e per questo assumendo la responsabilità - delle scelte, del coraggio, delle decisioni - come fondamento stesso dell’impegno personale, qualunque sia la funzione che si rivesta, a maggior ragione se quella funzione la si esercita nel ruolo della rappresentanza politica. 

Voi parlate del rischio di un Paese ripiegato su se stesso, prigioniero delle proprie paure, incapace di trattenere le intelligenze dei propri giovani. Dei problemi delle nostre comunità. Del rancore sociale che rischia di offuscare relazioni e scelte. E del discernimento come capacità di soppesare parole e azioni mettendo in guardia da chi dinanzi a temi così seri come la povertà, le migrazioni, la democrazia, sceglie la via facile delle illusioni, dei colpi di scena, dei trasformismi, veri e propri vulnus di una politica che ha smarrito la propria funzione di servizio. In questi anni, lo sottolineate, molto è stato fatto. Sono state date risposte a bisogni inascoltati per troppo tempo. Riforma del Terzo Settore, Dopo di noi, Reddito di inclusione, Povertà educativa, Agricoltura sociale, Minori non accompagnati, Conciliazione vita-lavoro, Rigenerazione e riqualificazione delle periferie. Allo stesso modo, proprio chi ha fatto oggi sente il dovere di impegnarsi ancor di più su quel che resta ancora da fare e la cui urgenza impone, fin da subito, un patto tra rappresentanza politica e comunità sociali perché il giorno dopo il 4 marzo ci si metta subito al lavoro. A cominciare da dove? Non ci sono dubbi: da un’azione che rafforzi quella legislazione sociale e quei provvedimenti che hanno messo al centro il bene comune e le fragilità, le famiglie, la qualità del futuro e del presente del Mezzogiorno e del nostro territorio, la tutela del lavoro e il lavoro di qualità, le generazioni più giovani, la formazione, l’innovazione come leva di futuro, il sostegno all’economia solidale e al tessuto di associazioni e volontari che hanno reso in questi anni il welfare di comunità un vero e proprio paradigma sociale ed economico e uno straordinario collante nelle comunità provate dalla crisi sociale ed economica. Nel frattempo riaprendo anche in Europa un confronto senza infingimenti sul tema dei diritti e di un welfare comuni a tutti gli Stati perché non vi è vero progresso sociale ed economico senza vera inclusione sociale e perché solo un’Europa compiuta e dei diritti può impedire l’avanzare di velleità sovraniste, l’illusione delle piccole patria come risposta al disorientamento, la paura di chi arriva nei nostri paesi in cerca di un destino migliore, l’utilizzo del rancore sociale come mezzo per il posizionamento politico. Mentre è evidente che non possono essere rancore e odio sociale i materiali elettivi per la pietra angolare di una comunità solidale. E’ qui, a mio parere, che impegno politico e kerigma si saldano ed è qui il grumo delle complessità che siamo chiamati ad affrontare. Non promettendo illusioni ma assumendo, ognuno, la responsabilità di un progetto politico che abbia al centro giustizia sociale e sviluppo economico e che ognuno di noi testimoni ed incarni quotidianamente e umilmente nel nome del bene comune che si è chiamati a rappresentare e a sostenere, a realizzare.

Grazie per il Vostro lavoro e il Vostro contributo.

Un caro saluto

Salvatore Capone

Tags: INCLUSIONE SOCIALE, arcidiocesi,, salvatore capone,, lecce,, chiesa,

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